Discernimento






“Discernere”, nel vocabolario italiano, è descritto come “vedere chiaramente”, “distinguere con la vista o con altri sensi”, “vedere con l’intelletto”. “Vederci chiaro”, quante volte lo desideriamo nella vita, a volte lo desideriamo più dell’aria, per poter vivere, per poter sperare…

“Distinguere con la vista o con altri sensi”: questa definizione include tutte le nostre potenzialità percettive e spirituali.

Ancor più ricca è la semantica del termine “discernimento” nella Parola di Dio, soprattutto nelle lettere di Paolo, dove il discernimento indica qualcosa che si saggia, si esamina, si prova, si considera valido.

Ma, soprattutto, il discernimento significa essere esaminati e approvati da Dio, che verifica i nostri cuori (2 Tess 3,4). Per questo è opportuno sottoporsi al discernimento: per comprendere la volontà di Dio, ciò che è buono, gradito e perfetto, ciò che Dio vuole (Rm 12,2).

Occorre abbondare di conoscenza e di discernimento spirituale, dice sempre Paolo, per esaminare e scegliere il meglio, ciò che è bene, ciò che è bene per me. Il discernimento appare, dunque, come una modalità concreta, come un criterio fondamentale per conseguire un obiettivo buono.

Per cui, tutto va sottoposto al discernimento, senza pretesa di realizzarlo da soli, ma confrontandosi con altri, con i maestri dello spirito, dentro la Chiesa, lasciandosi raggiungere da altri testimoni.

Come imparare tutto questo? Quali indicazioni  seguire? Come leggere e interpretare i segni?

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