Dalle parole di Elena






 

La singolarità dell’intuizione spirituale di Elena da Persico si coglie bene nei suoi scritti. Ne riportiamo qui alcuni frammenti, tratti dal suo Diario, dalle Lettere ai Direttori spirituali e da altri testi indirizzati alle FRA o a un pubblico più ampio.

Contemplazione

La mia vita deve scorrere nel mondo come se scorresse davanti al tabernacolo.

Verrà il giorno in cui malgrado le esterne occupazioni mi troverò tutta unita e sempre al Signore anche in mezzo al frastuono del mondo dove sto per obbedienza e per amore a Lui.

O sposo mio divino che la sposa tua lavorando per fare gli interessi tuoi abbia fisso lo sguardo in te.

Attendere alle preghiere come ad opere di apostolato – attendere all’apostolato come a continuazione della preghiera.

Attendere agli affari e alle cure domestiche per compiere il voler di Dio, ma poi aspettare da Lui solo e non dalle nostre industrie quanto ci abbisogna, per quanto di contrariante e penoso ci opprime colla previsione o ci colpisce di improvviso, niente ci turbi, niente ci tolga l'atteggiamento tranquillo ai piedi di Gesù, sicure che tutto è per il nostro bene, perché Egli ci ama, per l'Apostolato farlo con sollecitudine, abnegazione, costanza, zelo, ma senza agitazione né ansia, rimanendo sempre ai suoi piedi attente ai cenni suoi ‑ pronte a correre se Egli vuole ‑ contente di rimanercene da parte tranquille se tale è il suo cenno ‑ contente anche se Egli volesse abbattere l'opera in cui abbiamo più intensamente lavorato e che a noi pare più necessaria ‑ memori sempre che è Lui il Padrone delle opere, noi le umili ancelle, che Egli si degna far lavorare, e che le opere si devono amare per Lui e meno di Lui.
Questa è contemplazione nell'azione.

Dimora nel Cuore di Cristo

Nel tuo amore ogni amaro diventa tanto dolce! Nel tuo amore dunque mia stabile dimora; l’azione esterna non sia che un’irradiazione di tale dimora!

Nel Cuore di Gesù ciascuno di noi ha dunque un posto suo, appartato, un posto dove può vivere una vita intima sua, un posto, che è per lei di riposo; dove ella può godere la solitudine e l'intimità con Dio, dove può pregare. Ma pregare nel Cuore di Gesù significa fare nostra la preghiera sua, significa appropriarci i suoi desideri, le sue perfezioni, i suoi tesori, significa dare alla nostra preghiera un valore universale. Poiché il Cuore di Gesù è il centro di tutta la vita dell'anima, significa abbracciare nelle nostre preghiere tutto il mondo. Ed ecco che con la vita nel Cuore di Gesù, sprofondandoci in esso quanto Egli lo vuole da noi, veniamo ad esercitare quell'apostolato di preghiera e di olocausto, che si esercita negli ordini contemplativi e che arriva agli ultimi confini della terra.

Dobbiamo curare molto la nostra dimora nel cuore di Gesù dalla quale è assicurata la nostra contemplazione. Il Cuore di Gesù tempio di Dio Santo, Tabernacolo dell'Altissimo, casa di Dio e porta del cielo, nel quale la Santa Trinità ha posto le sue compiacenze, ha degli abissi di contemplazione; adorazione, amore, lode, si alzano incessantemente da quel Cuore divino. Nello stesso tempo però il Cuore stesso di Gesù ci spinge al più attivo apostolato esterno; ma questo apostolato deve essere una effusione della contemplazione; attivissimo, ma solo irraggiamento della contemplazione.

Contemplative in missione

La mia vita sia apostolato, il mio apostolato sia amore.

Chi si cristallizza perde di vista i veri bisogni. Ci vuole elasticità: i tempi mutano. Nuovi tempi, nuovi bisogni, nuove forme di apostolato.

Come Maria nella Visitazione e Maria Maddalena ai piedi del Risorto

Quanto più la vita interiore è intensa e tanto più ci porterà a qualunque sacrificio per compiere la volontà dello Sposo divino, che per le F.R.A. è il lavoro attivo dell'apostolato.

Maria Maddalena con l'animo traboccante di amore al “Va'” di Gesù non si limita a camminare ma corre al compimento del suo apostolato; certo in quella corsa ella non perdette nulla della sua vita interiore, anzi l'aumentò per l'atto di obbedienza, e certo il suo amore a Gesù non fu minore quando ella corse per compiacerlo, di quando si buttò ai suoi piedi per adorarlo.

 

E la nostra diletta Madre Maria! Vediamola quando lascia la dolce solitudine della sua casa per affrontare tutti i disagi del viaggio a Betlemme! Vediamola quando accoglie i Magi e i Pastori e porge loro Gesù, vediamola quando salva Gesù dalla crudeltà di Erode e lo trasporta attraverso il deserto in terra pagana. Maria è forse meno contemplativa di quando si prostrava ad adorare il suo Figlio divino?

Che semplicità in tutto l'atteggiamento di Maddalena: ascolta, si alza, va.

La contemplazione può meritare la resurrezione delle anime. Si lancia ai piedi di Gesù dopo la resurrezione "va". Ella va, parla poco, ascolta, obbedisce, ama.

E ciascuna possa tosto rispondere a quel "Maestro" di Maddalena che è l'espressione di tutta la nostra dedizione a Lui, per cui Egli solo è per noi Maestro e Signore, a Lui solo obbediamo e per Lui solo lavoriamo. Per cui quando, gettandoci ai Suoi piedi ascoltiamo il suo "Va'", siamo pronte ad accoglierlo con gioia e a correre ove Egli ci manda.

Quante cose in quel "Va'"! Va in mezzo ai peccatori per attrarli al mio Cuore. Va' fra i fanciulli innocenti per impedire che il mondo me li guasti e per condurli accanto a me: Va' dalle giovinette per custodire illibato quel loro giglio che a me è tanto caro: Va' nella scuola per impartire gli insegnamenti della cultura anche profana, ma che si illuminano della luce della mia dottrina: Va' accanto agli infermi per additar loro il Cielo, accanto agli addolorati, alle vittime dell'ingiustizia per confortare in mio nome: Va' anche nei luoghi di fango per portarvi un raggio di purezza: Va' nella società per ricondurla tutta a me.

E possiamo noi a questo Va'! rispondere come Maddalena correndo, ma senza cessare di pensare a Lui e d'infiammare il nostro cuore per Lui!

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