Vita come vocazione






La ricerca della pienezza, della felicità conosce un’intima certezza, come inscritta nelle fibre del cuore:  esiste, può esistere una risposta. La vita non è un accadere di fatti insensati, ma il luogo e il tempo di una chiamata, dello svolgersi di incontri e di relazioni, con gli altri e anche con Dio.

Dio chiama tutti e ciascuno a vivere in relazione con Sé. Ognuno trova il proprio modo di rispondere a questa chiamata. In questo senso la vita è anche, sempre, una vocazione.

Parole strane? Forse sì, parole oggi poco parlate, eppure da secoli patrimonio della tradizione spirituale del cristianesimo che annuncia un Dio che è Padre e dal quale ciascun uomo è  chiamato a diventare figlio. Dio è per l’uomo, lo libera dal male e dalla morte per una vita di comunione infinita con Lui che è l’amore. L’iniziativa è, dunque, tutta divina, e rivela la grandezza di un amore che chiede di essere riamato.

È questa la dimensione vocazionale?

In un certo senso la vita di ciascuno è come una grande domanda rispetto a cui Dio è l’assoluta e definitiva risposta. È domanda suscitata dalla grazia, cioè da Dio stesso che, per amore attrae a sé: in Dio l’uomo giunge alla verità di se stesso e alla relazione con Dio (Lui?).

È la chiamata alla fede, grazie alla quale ciascuno  può trovare la risposta a se stesso, all’enigma della vita e della morte. Tutta la vita è allora tensione all’autenticità e alla pienezza, risposta a Dio.

Ma quante sono le vocazioni?

Tante quante le persone che credono in Dio e si affidano a lui a partire dalle situazioni più svariate della vita!

Alcune vocazioni sono state riconosciute come archetipi fecondi: per esempio la vocazione monastica o quella sacerdotale e quella coniugale.

Nel sentire comune, le “vocazioni” sono quelle generate da grandi personalità cristiane, che nella storia hanno segnato cammini anche per altri.

Si parla di “vocazione” anche rispetto alla scelta dei “consigli evangelici” di povertà, castità e obbedienza che si intrecciano ancora oggi con nuove situazioni di vita dando origine a modelli nuovi di sequela. È così per gli Istituti secolari che la Chiesa ha riconosciuto, ormai da alcuni decenni, quale dono dello Spirito per il nostro tempo, sintesi nuova che unisce la scelta della consacrazione al Signore con la dimensione secolare, cioè con le condizioni di vita proprie del laico.

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