La ricerca della felicità






Tu ci hai fatti  per Te Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” scriveva S.Agostino.
Uno dei primi passi dell’“esistere in ricerca” è non lasciare inaridire la propria sete, non permettere a nessuno e a niente, fosse anche la nostra povertà, di avvilire questa promessa di compimento. E poi metterla a confronto, giocarla, farla dialogare con la vita concreta.

“L’anima mia ha sete del Dio vivente

Possibile?
L’uomo è fatto per Dio. Nel suo cuore abita lo Spirito. Quindi è possibile anelare a questa grandezza, morire di sete per questa assenza, custodire questo anelito. È così che si diventa capaci di riconoscere il proprio desiderio: “Io cerco”. 
Chi, che cosa, forse non è ancora chiaro.
Per qualcuno il cammino è più immediato. Un testimone, un incontro, un libro, un volto diventano luce luminosa, itinerario nel quale s’incomincia a intravedere una via per sé. Per altri il percorso è più lungo e faticoso.

Riconoscere il Signore e decidersi per Lui non dev’essere stato semplice neppure per quelli che Lui ha chiamato duemila anni fa in “viva voce”.
Eppure i santi e la Parola di Dio ci testimoniano che la meta è più vicina di quanto pensiamo.
L’ha detto un grande cercatore di Dio, S.Agostino:

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato! Sì, perché tu eri dentro di me ed io fuori… Eri con me ed io non ero con te… Mi hai chiamato, ed il tuo grido ha sfondato la mia sordità; hai sfolgorato, ed il tuo splendore ha dissipato la mia cecità; hai diffuso la tua fragranza ed ora io anelo verso di te; mi hai toccato, ed ora ardo di desiderio della tua pace
(S.Agostino, Confessioni, X, 27).

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